COSA FACCIAMO

  • Ricerca e divulgazione sui fenomeni culturali e scientifici legati al fenomeno delle emozioni positive
  • Interventi di comico terapia, arte terapia, teatro e musicoterapia presso strutture sanitarie e non (ospedali, centri per anziani e disabili, centri di riabilitazione, scuole, carceri...)
  • Formazione per Volontari del Sorriso e Clown Dottori
  • Corsi e stages di comicoterapia
  • Corsi di clownerie, clownterapia, espressione corporea, improvvisazione teatrale, teatroterapia e animazione musicale (in collaborazione con la Coop. Clowndestini)
  • Corsi di aggiornamento per insegnanti, operatori socio-sanitari, volontari.
  • Corsi sulla globalità dei linguaggi e artiterapie (rivolti a disabili, anziani, bambini, operatori, neofiti),
  • La Clownteca (centro di documentazione sul ridere e le arti)
  • Corsi e laboratori (in collaborazione con la coop Clowndestini) per scuole di ogni ordine e grado, insegnanti, personale d'impresa, personale socio-sanitario etc..
  • Eventi culturali legati al ridere (conferenze spettacolo, mostre fotografiche, candid camera..)
  • Raccolte fondi e organizzazione di missioni a scopo umanitario
  • Spettacoli per grandi e bambini(in collaborazione con la coop Clowndestini)
  • Dal 2008: Il progetto "il Sogno di Filippo

Storia e basi della clownterapia in ospedale

La clownterapia nasce e si afferma come un corollario della comicoterapia, i cui effetti benefici sono stati scientificamente attestati a partire dagli anni '80, anche grazie ai risultati conseguiti in campo medico dalla psiconeuroendocrinoimmunologia. Essendo l'arte della comicità uno degli strumenti principali nel mestiere del clown, si può asserire che la clownterapia rappresenta un'estensione ed un approfondimento nell'orizzonte della comicoterapia che, in questo caso, si avvale dell'abilità artistica e dell'immagine divertente del clown per alleviare le sofferenze altrui. Come si è visto, il clown è un personaggio la cui vena comica ha tanto più vigore quanto più si addentra nella conoscenza profonda della drammaticità della vita e della fragilità dell'animo umano.

Il Clown-Dottore si discosta, per le tecniche ed il linguaggio che utilizza, dalla figura del clown tradizionale: la clownerie e le abilità acrobatiche sono, infatti, molto ridimensionate rispetto a quelle utilizzate in spettacoli di professionisti. Il Clown-Dottore è solitamente un animatore professionale, un attore, un operatore in ambito pedagogico, sanitario o psicologico, che viene abilitato a svolgere l'attività di clowterapia in ospedale a seguito di un'apposita formazione di tipo artistico (con tecniche teatrali e clownesche specifiche per il contesto in cui verranno adoperate), psicologico sanitario e gelotologico La figura professionale del Clown-Dottore ha rivelato un alto potenziale comunicativo e terapeutico, in grado di ampliare il campo d'azione della comicoterapia e raggiungere ulteriori risultati positivi nel processo di guarigione e di recupero di soggetti affetti da patologie o da diverse forme di disagio psichico.

Tra i prodromi della clownterapia - su fronti paralleli, con modalità differenti, ma con un intento comune - troviamo: lo stravagante medico-clown Hunter Patch Adams ed il clown Michael Christensen, co-fondatore assieme a Paul Binder del Big Apple Circus.

Patch Adams, convinto assertore dell'efficacia terapeutica della comicità e fondatore del Gesundheit Institute (cfr. par. I.5.2. e III.1.5.), si aggira, dalla metà degli anni '70, tra le corsie della sua clinica vestito da clown. Il dottor Adams definisce il metodo, da lui elaborato per assistere i piccoli degenti dei reparti pediatrici, clown-sciamanico: "Con il bambino malato uso la magia del clown per fargli capire che per me esiste solo lui"; è seguendo questo criterio che egli si oppone alla spersonalizzazione ed al distacco operati dal medico nei confronti del malato, secondo i dettami tramandati dalla medicina tradizionale. Indossando i panni di un clown, il dottor Adams instaura con i suoi pazienti e con il personale sanitario un rapporto basato sulla comicità, sulla fantasia e sulla fiducia, parodiando l'autorità che avvolge la figura professionale del medico e ridicolizzando l'immagine, spesso fredda ed asettica, della scienza medica e delle strutture ospedaliere. Con un naso rosso ed un abbigliamento clownesco, egli effettua le visite mediche, intramezzandole con barzellette, buffi sketch ed altri espedienti atti a suscitare l'ilarità del paziente. Con questo metodo, oltre a distrarre il malato dal dolore e dall'ansia causati dall'infermità e dal ricovero, modifica il clima dell'intero reparto, creando un'atmosfera divertita e festosa, che renda meno ardua la permanenza in ospedale; è, infatti, convinzione del dottor Adams che, prima di curare la malattia, occorra curare la persona.

Michael Christensen è il creatore, della Clown Care Unit (CCU), una unità di cura formata da artisti professionisti provenienti dal Big Apple Circus di New York. La CCU opera dal 1986 in diversi ospedali del territorio americano, come Boston, Miami, Atlanta, Baltimore, Chicago, Seattle ed ha attuato programmi affiliati anche in Brasile, Germania e Francia.

Dal progetto di Chirstensen della Clown Care Unit, nasce la figura professionale del Clown-Dottore, una figura umoristica rappresentata non da un vero medico, ma da un clown professionale indossante un buffo camice colorato, atto a ritrarre in modo demistificatorio la figura del dottore, che, in questa veste, opera interventi di comicoterapia, magia, affabulazione, giocoleria ed altro, al fine di rendere più vivibili ed umane le strutture ospedaliere. La Big Apple Circus Clown Care Unit è un'organizzazione senza scopo di lucro, la cui attività riceve il sostegno economico degli ospedali che ne ospitano le iniziative, di fondazioni, corporazioni o singoli individui.

Sulla scia di queste esperienze americane di clownterapia in ambito ospedaliero, sono proliferati anche in Europa organismi preposti alla formazione ed alla gestione delle attività dei C.D. presso le strutture sanitarie ed in particolare nei reparti pediatrici.

Perché un clown in ospedale?

Ciò che accomuna le esemplari esperienze di Patch Adams e Michael Christensen tra loro - e le molte altre nate sull'onda dell'entusiasmo che la clownterapia ha suscitato nei suoi contesti d'utilizzo - è la centralità della figura del clown. La scelta del clown come terapeuta professionale - in grado di operare in contesti di disagio fisico, mentale e sociale - è legata a profonde ragioni di ordine antropologico e psicologico ed alla constatazione degli effetti salutari della comicità (e, dunque, nel ridere) che contrassegna l'arte clownesca. Il clown incarna il "bambino interiore" presente in ogni adulto, le sue bizzarrie, la sua goffaggine ed il caos che provoca intorno a sé lo rendono una figura eversiva, in grado di rivoluzionare l'ordine prestabilito. Il clown esercita una funzione distensiva e benefica, con la sua naturale capacità di contrapporsi al dolore ed alla paura con un candore ed un'innocenza che lo rendono una figura artistica unica nel suo genere. Il clown è un concentrato di umanità capace di prestare ascolto alla sofferenza altrui senza mai scadere in atteggiamenti patetici, egli sa cambiare di segno alle emozioni negative attraverso l'immaginazione e la magia, riesce a sviscerare sogni e desideri inespressi per dar loro una forma anche tra le mura di un ospedale, anche di fronte alla morte. L'introduzione dei Clown-Dottore in ambito ospedaliero, in particolare presso i reparti di pediatria è il risultato di una graduale presa di coscienza da parte delle strutture sanitarie, e non solo, della necessità di migliorare la qualità della vita durante il ricovero per agevolare il processo di guarigione e di recupero psicofisico. In questo senso l'integrazione dei Clown-Dottore al personale sanitario istituzionale denota un cambiamento insito nell'approccio medico in primis: ad una sua evoluzione tecnologica e scientifica, la scienza medica ha associato la consapevolezza che la salute di un individuo passa per il suo benessere integrale e che le emozioni non siano un fattore trascurabile nel decorso della malattia. Il riconoscimento dell'origine psicosomatica di molte patologie ha spostato l'attenzione sulla possibilità di integrare le terapie tradizionali con cure alternative, che tengano in considerazione la totalità (mente-corpo-anima) dell'individuo e che, favorendo il benessere psichico ed emotivo della persona, contribuiscano ad accelerarne i processi di riabilitazione fisica e la reattività alle terapie. La clownterapia in ospedale è, dunque, il risultato di un crescente impegno per migliorare la qualità della vita all'interno delle strutture di ricovero e cura e di una rinnovata attenzione verso gli aspetti emotivi dell'individuo.

La figura del Clown-Dottore si differenzia da quella del clown tradizionale già nella definizione della sua maschera, che prevede, nell'abbigliamento, un camice, da dottore appunto, ma colorato e cosparso di disegni. Essendo la maschera del clown sempre riconoscibile, l'identificazione della figura del clown sotto le grottesche vesti di medico è assai agevole per il bambino che, vedendo l'autoritaria immagine del dottore sotto una luce comica, intravede la possibilità di relazionarsi con il personale medico in modo più umano e fiducioso. Questa trasformazione introduce in un ambiente notoriamente austero, un diverso atteggiamento mentale, che stempera le tensione attraverso la risata, allontana sgomento e preoccupazioni e modifica positivamente il clima del reparto mediante l'arte e la comicità. Le improvvisazioni comiche dei clown in corsia prendono, infatti, spunto dagli strumenti di cura (siringhe, mascherine, flebo...) e dalle procedure ospedaliere consuete, facendo in modo, attraverso la magia dell'immaginazione e del gioco, che questi si animino sotto gli occhi increduli e divertiti dei bambini per assumere nuove forme stravaganti. La TAC può diventare un'avventura spaziale, se il bambino prima di essere sottoposto all'esame può giocare con un grosso missile (anche di cartone) E così via simulando il prelievo, l'elettroencefalogramma, l'ecocardiogramma e l'ECG, sviluppando per loro, con un po' di fantasia, il gioco del dottore, vecchio come il mondo. Il "gioco del ricovero" aiuta il bambino ad avvicinarsi con curiosità e senza angoscia ai presidi medici ed agli stessi dottori, senza avvertire il ricovero come un'esperienza traumatica. Il clown consente, in tal modo, al bambino di ritrovare la fiducia nel proprio corpo, riscoprendolo come mezzo espressivo e dinamico, come strumento per relazionarsi agli altri nonostante gli ostacoli causati dall'infermità. Ma è soprattutto nel corpo goffo ed impacciato del clown che i piccoli degenti trovano un'assonanza; quell'organismo che loro avvertono come un impedimento di cui vergognarsi a causa della malattia può forse diventare un dispositivo comico, trasformarsi da potenziale pericolo in un'eventuale fonte di divertimento.

Patch, Adams, citato in Alessandra, Margreth, Un Jumbo col muso da clown vola in aiuto dei bimbi malati, in "Salute", cit. Si è più volte sottolineata l'analogia di fondo tra il linguaggio clownesco e quello dell'infanzia (cfr. cap. II.). In virtù di questo vocabolario comune, il clown diventa per il bambino un interlocutore privilegiato, in quanto espressione di un mondo fantastico e colorato, fondato sul gioco e sulla libera espressione: fattori di cui, spesso, l'ospedalizzazione priva il bambino. I clown nei reparti pediatrici svolgono, appunto, il ruolo di mediatori tra le strutture ospedaliere ed il mondo dell'infanzia, che tentano di riportare alla propria condizione naturale, quella del gioco, della creatività e della socializzazione.

Il potere comunicativo del ridere
La comicità nel terzo millennio

La società del nuovo millennio sembra prediligere la comicità nella sua forma "superiore" e "culturale", distaccata dagli istinti umani più profondi. Le statistiche riportate dalla rivista "Riza Psicosomatica" indicano un progressivo allontanamento dagli aspetti ludici della vita nella nostra società: un bambino di quattro anni ride in media 500 volte al giorno contro le 15 volte di un adulto e se nel dopoguerra gli italiani ridevano in media 15 minuti al giorno, ora la media è scesa a 5 minuti al giorno. Sembra, soprattutto, scomparire la capacità di ridere di cuore, apertamente; nel contesto attuale la risata va assumendo sempre più il ruolo di difesa sociale, di scherno o di amarezza, mentre si va perdendo lo "spirito dionisiaco" e la vitalità legata al ridere. La risata nella odierna temperie socio-culturale sembra aver perso il suo slancio vitalistico; sono sempre meno le occasioni che inducono ad una risata spontanea ed incontenibile, come se ridere fosse un' attività sociale accessoria anziché un meccanismo innato essenziale per esprimere emozioni e per comunicare con il mondo.

"Il riso abbonda sulla bocca degli stolti", recita un detto, come pure si ammonisce chi si abbandona al piacere ludico, trascurando la serietà del proprio ruolo sociale a "non fare il bambino". Ciò indica un pregiudizio nei confronti del riso e del gioco, relegati nella sfera bassa ed infantile dell'agire umano, che invita alla serietà ed alla compostezza, considerate segno di maturità intellettuale e di autorità sociale. Ma indica anche che la nostra società ci educa "a soffrire, quasi mai a godere". La censura psichica e sociale confinano il riso nell'ambito dell'infanzia dell'uomo e della civiltà (la perdita della capacità di ridere apertamente può essere interpretata sia in senso filo- che ontogenetico), dove gli impulsi trovavano piena espressione. La comicità è un modo per [...] ricavare un piacere dall'attività psichica che era in realtà andato perduto [...]

Giacché l'euforia che in questi modi cerchiamo di conseguire non è nient'altro che lo stato d'animo di un periodo in cui eravamo abituati a esercitare il nostro lavoro psichico con poco dispendio, lo stato d'animo della nostra infanzia, in cui non conoscevamo la comicità, non eravamo capaci di far dello spirito e non avevamo bisogno dell'umorismo per sentirci felici nella vita.

I benefici della risata in ambito sociologico, psicologico e pedagogico

Negli ultimi anni, sembra, invece, verificarsi un'inversione di tendenza: la comicoterapia, o terapia del sorriso, ha riportato all'attenzione il bisogno umano di benessere e buonumore. Nel campo della medicina alternativa, ma anche di quella ufficiale, i benefici fisiologici del riso hanno dimostrato la loro efficacia terapeutica. Ma perché il desiderio imperante di ridere si riaffaccia proprio in questo contesto storico e sociale? Innanzi tutto il riso è un fenomeno di natura sociale, è un comportamento contagioso, un "grosso segnale sonoro" che si propaga ed attira l'attenzione altrui sullo stimolo comico di cui sta godendo. "Ridere insieme con qualcuno è ridere per antonomasia". In una realtà in cui sono sempre meno le occasioni in cui si manifesta una vitalità collettiva, la comicità rappresenta, invece, la condivisione di uno stesso contesto ed il riso esprime il piacere di questa partecipazione emotiva.

Ridere è un "lubrificante sociale" che facilita la comunicazione; secondo il bioantropologo Fabio Ceccarelli, il riso è un comportamento "innato" - appartenente al nostro patrimonio genetico, con funzione "antigerarchica" e "antiaggressiva" - che aspira ad una relazione alla pari con i co-ridenti, è un messaggio "univoco e universale" che, con il suo linguaggio non-verbale, indica un atteggiamento di apertura verso l'esterno, verso il "corpo"sociale. Il bisogno di comicità e di festa, come momento di aggregazione, diventa ancor più forte in contesti politico-sociali critici, basti pensare all'umorismo Yiddish, alla proverbiale allegria delle popolazioni del sud del mondo o all'esuberanza che conserva il carnevale in Brasile (al contrario che in Europa). Il riso amplifica le sue valenze antropologiche e sociali in prossimità di situazioni drammatiche come le persecuzioni ebraiche e la povertà "... La capacità di ridere di noi stessi non è segno di inferiorità ma di superiorità" ed il sentimento di condivisione, che si crea di fronte al dolore collettivo, trova nel ridere insieme uno strumento di sopravvivenza. Comicità e riso servono a modificare attivamente il contesto in cui si vive, cambiandolo di segno, ridimensionandone gli aspetti negativi e sdrammatizzando le situazioni dolorose.

A livello psicologico, il senso dell'umorismo e la capacità di ridere di se stessi aiutano a percepire il mondo, con le sue distorsioni, in modo più lucido e realistico. Comicità e riso aiutano a modificare il proprio orizzonte mentale.

...L'umorismo rappresenta, così, una formidabile opportunità per ribaltare situazioni angosciose, operando una ristrutturazione completa del nostro essere in quelle situazioni...

Le persone dotate di senso dell'umorismo, invece, riconoscono l'esistenza di situazioni difficili, ma rifiutano di innervosirsi o ammalarsi per causa loro.

Ridere è un gesto riparatore e rigeneratore, è una nuova prospettiva che irrompe nel nostro modo di pensare con uno scoppio di incontenibile ilarità. La comicità riduce l'egemonia dell'emisfero sinistro del cervello, quello della razionalità e della logica, stimolando, invece, l'attività dell'emisfero destro, sede dell'immaginazione e del riso, della nostra parte intuitiva ed irrazionale, che spesso ci aiuta a trovare soluzioni alternative ai problemi, aprendosi ad un modo di pensare creativo e non standardizzato, il cosiddetto pensiero laterale.

Fisiologia della risata: il riso fa buon sangue

Attraverso i nostri sensi principali percepiamo lo stimolo comico, o stimolo risorio, che innesca il meccanismo scatenante innato, ovvero, "...la capacità di una zona dell'encefalo di riconoscere quel certo stimolo-chiave e scatenante in risposta il riso..." Tale meccanismo parte dal sistema limbico, dal talamo e dai nuclei lenticolari e caudali situati nella zona limbica della corteccia celebrale. Questi attivano, a livello encefalico, il nervo vago, il quale conduce lo stimolo verso le parti basse del nostro corpo: diaframma, addome, centri viscerali, passando attraverso la laringe e i nervi facciali, attivando, così, 15 muscoli facciali tra cui i muscoli zigomatico ed orbitale. Ridere aiuta il buon funzionamento dell'intero organismo: a livello muscolare, gli spasmi convulsi della risata attivano ben 400 muscoli del corpo, una sorta di "jogging interno" che, nel rilassamento che segue lo scoppio di ilarità, produce una generale distensione che, specie a livello addominale, facilita la digestione e la regolarità intestinale. Secondo il neurologo francese Henri Rubinstein, la risata è, al contempo, un esercizio aerobico e di yoga: 3 minuti di risate corrisponderebbero a 45 minuti di rilassamento terapeutico. A livello cardiovascolare, l'aumento della frequenza cardiaca durante la risata fa sì che il cuore pompi dai 140 ai 210 millilitri di sangue (contro i 70 in condizioni normali) aumentando l'ossigenazione del sangue (grazie all'attivazione simultanea del sistema circolatorio e respiratorio) ed eliminando cumuli di colesterolo. Dopo la risata il ritmo cardiaco rallenta e con esso anche la pressione arteriosa causa di molti problemi cardiaci. A livello metabolico la momentanea liberazione di adrenalina durante la risata favorisce la perdita di calorie e riduce fino al 10% il tasso di grasso nel sangue. A livello respiratorio l'andamento sincopato della risata provoca una respirazione profonda - tale da immettere nei polmoni fino a 12 litri di aria al minuto anziché i 6 abituali - che coadiuva il ricambio d'aria espellendo residui di vapore acqueo e anidride carbonica mentre immette aria ossigenata. Contrastando il calo di Immunoglobulina A nella saliva, causato dallo stress, ridere previene malattie delle vie respiratorie quali enfisema, bronchiti e raffreddori. A livello immunitario, diminuisce la secrezione di ormoni neuroendocrini, associati alla risposta allo stress, come il cortisolo, la dopamina e l'epinefrina, il cui eccesso, a lungo andare, provoca un abbassamento delle difese immunitarie rendendoci più soggetti alle malattie. A livello celebrale, ridere contribuisce a mantenere in equilibrio il sistema nervoso simpatico e quello parasimpatico ( che compongono il nostro sistema nervoso autonomo) diminuendo l'attività del primo e stimolando quella del secondo. Dal loro equilibrio dipende il benessere psicofisico dell'individuo. Il sistema simpatico accelera le funzioni dell'organismo ed attiva la muscolatura volontaria per rispondere a situazioni impreviste e stressogene, il sistema parasimpatico, invece, controlla il sistema neurovegetativo regolando la muscolatura involontaria (non a caso il riso e spesso legato alla brillantezza degli occhi, aumento della salivazione e, in alcuni casi, alla perdita di urine). Mentre il primo attiva, tramite l'ipofisi, la produzione di adrenalina e noradrenalina, neurotrasmettitori che accelerano il metabolismo e la pressione sanguigna ed aumentano l'apporto di glucosio nel sangue, il secondo provoca una decontrazione della muscolatura volontaria. L'eccessiva produzione di neurotrasmettitori legati all'attività del sistema simpatico consuma energia psicofisica indebolendo così altri organi, come il sistema immunitario. La ridotta funzionalità del nostro sistema difensivo provoca un calo di anticorpi che ci rende più vulnerabili all'attacco di antigeni portatori di infezioni e malattie. Al contrario, il sistema parasimpatico, stimolato dal ridere, contribuisce a rallentare le funzioni dell'organismo (salvaguardando, così, il sistema immunitario) e a calmare l'emisfero sinistro del cervello. Sempre a livello immunitario, ridere stimola la produzione di linfociti T (globuli bianchi del sangue responsabili della risposta immunitaria dell'organismo) e delle cellule natural killer, deputate a riconoscere le cellule neoplastiche o infettate da virus. Il riso incrementa anche il livello di gamma interferone, sostanza che stimola l'attivazione dei linfocit T citossici e delle cellule natural killer. Ridere aumenta, inoltre, la secrezione di encefalina, serotonina, catecolamine (ormoni che favoriscono una riduzione delle reazioni infiammatorie) e di endorfina, un neurotrasmettitore con effetto antidolorifico. In particolare la beta-endorfina è detta oppioide endogeno o morfina naturale perché, oltre ad avere un effetto euforizzante, è un potente analgesico naturale, riduce, infatti, la sensazione di dolore fisico e le infiammazioni e rinforza il sistema immunitario.

La psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) è una nuova branca della biologia, che dagli anni '80 ha riscoperto gli effetti dei fenomeni psicologici sul sistema nervoso, immunitario ed endocrino (responsabili del mantenimento dell'equilibrio dell'organismo), basandosi sul rapporto tra emozioni e salute, tra mente e corpo, prima tenuti rigorosamente separati. Il fatto che la maggior parte delle malattie del nostro tempo sia di origine psicosomatica, derivate soprattutto da stress ed ansia, porta alla conclusione che il benessere psichico possa contribuire alla guarigione nonché alla prevenzione di questo tipo di malattie. La PNEI accetta trattamenti alternativi alle cure mediche tradizionali, ammettendo l'efficacia di terapie olistiche, tra cui la comicoterapia, l'omeopatia, medicine orientali ecc.. Secondo Sonia Fioravanti e Leonardo Spina, "...se non possiamo sradicare le vecchie reti neuronali, possiamo fabbricarne di nuove...", possiamo cioè abituare il nostro sistema nervoso ad emozioni positive che favoriscano la produzione di neurotrasmettitori, quali endorfine, betandorfine e serotonine, che favoriscano il processo di omeostasi, cioè, la capacità dell'organismo di mantenere uno stato di salute costante. Il buonumore è, perciò, un modo per far lavorare il nostro organismo per noi e non contro di noi e per evitare che ansia ed emozioni negative si trasformino in malattia fisica.

Sigmund, Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio, cit., p. 295.
Vladimir Ja, Propp, Comicità e riso, cit., p. 175.
Fabio, Ceccarelli, Sorriso e riso, cit., p. 213.
Fabio, Ceccarelli, Sorriso e riso, cit., pp. 30; 78.
Branko Bokun, Ridere per vivere - Come vincere lo stress, cit. p.136
S., Fioravanti, - L., Spina, La terapia del ridere, cit., p. 60.
Liz, Hodgkinson, Terapia del sorriso, cit., p. 62.
Gilberto, Carreño, Venezolanos adoptan la risoterapia como filosofía de vida, in http://www.oei.org.co/sii/entrega14/art04.htm
Cfr. Mario, Farnè, Guarir dal ridere - La psico-biologia della battuta di spirito, cit
Cfr: S.a., La risoterapia, in http://www.latinsalud.com/Temas/risoterapia.htm; Jacopo, Fo, Guarire ridendo, cit.
Attitudini ed emozioni negative attivano dei processi biochimici, a livello di ipotalamo, ipofisi e ghiandole surrenali, che portano ad una diminuzione della risposta del sistema immunitario favorendo l'insorgere di malattie. (Cfr. S.a., La risoterapia, cit.)
Per una più vasta panoramica sull'argomento cfr. Douglas, Colligan, e Steven, Locke, Il guaritore interno, cit.
S., Fioravanti, - L., Spina, La terapia del ridere, cit., p. 30.

PREAMBOLO
ai codici deontologici
di
VOLONTARIO DEL SORRISO E DI CLOWN DOTTORE
Dell'
ASSOCIAZIONE "IL BAULE DEI SOGNI ONLUS" !


PREMESSA Quello che qui si propone è una possibilità, un riferimento, uno spunto per la continua riflessione sul nostro operato, soprattutto qualora ci si sentisse troppo coinvolti, troppo indaffarati, troppo impulsivi o solo troppo stanchi per regalare al mondo il proprio io migliore.
Per questo il codice deontologico ci aiuta a condividere le nostre intenzioni, i nostri obiettivi comuni, quello che ci proponiamo tenacemente di essere tentando di gettare il cuore oltre l'ostacolo, sempre.

  • Il volontario del sorriso ed il Clown Dottore di Il baule dei sogni cercano di nutrire dentro di sè AMORE per poi donarlo e dedicarsi agli altri con delicatezza e semplicità…
  • …sentono di appartenere ad un gruppo nel quale mettono a disposizione il loro sapere per farne tesoro ed uso collettivo e per poter crescere insieme…
  • …lavorano con il gruppo e per il gruppo con umiltà, empatia e tolleranza comunicando serenamente le proprie opinioni e trovando soddisfazione personale nelle attività che sono frutto di lavoro collettivo…
  • …l'importanza delle attività che svolgono permettono loro di riuscire a distinguere e scindere le dinamiche di gruppo da quelle personali…
  • …si sentono veicolo di emozioni positive che distribuiscono con naturalezza ed equilibrio …
  • …si sentono liberi da condizionamenti, dalla paura del giudizio degli altri, dal bisogno di essere perfetti e di essere approvati…
  • …ascoltano e "sentono" il contesto che volta per volta gli si presenta e adottano l'atteggiamento migliore di fronte ad esso…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore sono sorriso e operano per mezzo del buonumore in ambienti disagiati…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore offrono la propria disponibilità pratica che si impegnano a rispettare…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore si innamorano inevitabilmente di un reparto in particolare, ma hanno la generosità di andare là dove serve…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore si innamorano inevitabilmente di un compagno in particolare, ma lavorano con tutti e favoriscono un circolo d'amore allargato…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore in fase di tirocinio si affidano all'esperienza di chi gli si propone come "riferimento"…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore sono liberi di proporre idee che saranno valutate insieme alla commissione volontari per l'uno o all'assemblea per l'altro…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore capiscono il valore della divulgazione di un ideale: per questo aderiscono ad attività collaterali (stand, manifestazioni, conferenze, eventi) con la stessa tenacia con cui vanno in ospedale….
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore sono disponibili a lasciare traccia del loro operato aderendo alla proposta di compilare delle "schede" che saranno memoria e testimonianza del loro impegno, intervento per intervento…
  • …il volontario del sorriso ed il clown dottore rispettano gli appuntamenti associativi mensili ritenuti un forte momento di condivisione e confronto…

  • Ogni socio dell'associazione deve essere in regola con il pagamento annuale della tessera associativa e con l'assicurazione per poter operare all'interno della medesima.
  • Ogni socio volontario che per svolgere attività per conto dell'associazione Il Baule dei Sogni deve aver letto e sottoscritto la regolamentazione interna (codice deontologico adottato dall'associazione) per l'operato del clown dottore e del volontario del sorriso.
  • Qualora risulti che tale regolamento non sia stato rispettato scrupolosamente, anche solo in una delle sue parti, sarà facoltà del direttivo dell'associazione medesima estromettere il volontario in causa da ogni attività per conto di questa.

CODICE DEONTOLOGICO DEL VOLONTARIO DEL SORRISO

Articolo 1
Il Volontario del sorriso è un operatore volontario di "Il Baule dei Sogni". Egli riceve da "Il Baule dei Sogni" una formazione specifica mirata all'intervanto nell'ambiente socio-sanitario, per arricchire le proprie potenzialità ed esprimerle al meglio nel rispetto di tale ambiente e di chi a vario titolo vi si trova.
Tale formazione prevede nozioni teoriche (gelotologia, psicologia dell'età evolutiva, psicologia relazionale, intercultura, sociologia dell'ospedale) nonché, naturalmente, una parte artistica ("morbida" clownerie,sculture di palloncini, improvvisazione teatrale, espressione corporea ecc..).

Articolo 2
In ospedale il Volontario del sorriso compie interventi in occasioni festive o ambulatoriali con interventi di equipe condotti dai clown dottori e in modo relativo alle sue competenze gelotologiche. È presente in reparto per aiutare ad alleviare il disagio fisico e psicologico del bambino/adulto e dei suoi cari, a migliorare l'atmosfera dei reparti e dell'ospedale stesso, considerati come comunità.
Il Volontario del sorriso agisce sempre nel rispetto del lavoro dei medici e dei paramedici.

Articolo 3
Il Volontario del sorriso non opera mai da solo, ma rigorosamente in piccoli gruppi. In contesti socio-sanitari (che per proprie caratteristiche lo consentono) agisce con gruppi di persone, mediante l'animazione: favorisce, cioè, l'espressione della comicità e dell'umorismo delle persone del gruppo.

Articolo 4
Il Volontario del sorriso è responsabile delle sue azioni nei centri dove opera (case di riposo, geriatrie, centri di ricovero e cura per disagio psico-fisico). Esegue i suoi interventi nel rispetto della dignità, della personalità e dell'intimità della persona con disagio e della sua famiglia.
Effettua tutti gli interventi con la stessa coscienza morale, indipendentemente da quali possano essere l'origine della persona, il sesso, la nazionalità, la religione, le abitudini, la situazione famigliare, l'ambiente sociale, l'educazione, la malattia.
Anche se viene richiesta la sua opinione, si astiene da qualunque osservazione che potrebbe essere inadeguata e presta attenzione a non fare allusioni destabilizzanti sulle proprie origini, abitudini, convinzioni religiose e politiche.

Articolo 5
Il Volontario del sorriso deve rispettare il diritto alla discrezione delle persone che incontra. Deve saper essere discreto rispetto a ciò che gli è stato eventualmente confidato, ma anche a quello che ha visto, letto, sentito, constatato o capito sull'identità e lo stato di salute dei bambini.
La discrezione si impone dentro e fuori dell'ospedale.

Articolo 6
Il volontario del sorriso, durante tutto il suo percorso, ha costantemente la possibilita' di far riferimento al suo responsabile di struttura e al consiglio direttivo.

Articolo 7
Il volontario del sorriso propone un'immagine di sè delicata e colorata: per il suo costume preferisce colori pastello alle tinte forti, non utilizza materiale eccessivo (parrucche, maschere ridondanti che possano impaurire o infastidire…) e anche il suo trucco sottolinea in lui la dolcezza dei tratti del viso ma non ne appesantisce l'immagine. Infatti il suo principale strumento di approccio è la dolcezza.

Articolo 8
Per garantire la qualità degli interventi, il Volontario del sorriso aggiorna e perfeziona le proprie conoscenze artistiche e teoriche attraverso incontri di "ritorno in formazione" che "Il Baule dei Sogni" organizza con cadenza periodica per tutti i suoi volontari, nonché mediante libere iniziative di gruppo.

Articolo 9
Il volontario del sorriso è sempre attento alla sicurezza della persona assistita. Non deve metterla in posizione di pericolo con le proprie azioni.

Articolo 10
Il volontario del sorriso rispetta il regolamento interno, le norme di igiene e di sicurezza del reparto dell'ospedale e delle strutture socio sanitarie.

Articolo 11
Il volontario del sorriso rimane neutrale riguardo a disservizi nell'ospedale, proteste riguardanti il reparto, problemi del personale o di gestione, fatti salvi i casi in cui questi fatti siano moralmente esecrabili e/o assumano una dimensione penale.

Articolo 12
Il volontario del sorriso non accetta né chiede mai un compenso o una mancia in denaro per gli interventi in ospedale. Sempre nello stesso non può dedicarsi né partecipare a operazioni promozionali o a distribuzioni di oggetti a fini di lucro.

CODICE DEONTOLOGICO DEL CLOWN DOTTORE

Articolo 1
Il Clown Dottore è un professionista retribuito o volontario di "Il Baule dei Sogni". In occasioni specifiche opera anche in regime di volontariato.
Egli riceve da "Il Baule dei Sogni" una formazione specifica mirata al lavoro nell'ambiente socio-sanitario, per arricchire le proprie potenzialità ed esprimerle al meglio nel rispetto di tale ambiente e di chi a vario titolo vi si trova.
Tale formazione prevede nozioni teoriche (gelotologia, psicologia dell'età evolutiva, psicologia relazionale, psicologia dell'ospedale, igiene e procedure ospedaliere, intercultura, sociologia dell'ospedale) nonché, naturalmente, una parte artistica ("morbida" clowneria, micro-prestidigitazione, micro-giocoleria, improvvisazione teatrale, mimo, arte del clown dottore, elementi di musicoterapia ecc..).

Articolo 2
In ospedale il Clown Dottore compie interventi relativi alle sue competenze gelotologiche.
È presente in reparto per aiutare a gestire meglio il disagio fisico e psicologico del bambino e dei suoi cari, a migliorare l'atmosfera dei reparti e dell'ospedale stesso, considerati come comunità. In questo, e sulla scorta della letteratura scientifica che attesta le potenzialità salutari delle emozioni positive, il suo è un intervento terapeutico, complementare agli altri già in atto.
Il Clown Dottore agisce sempre nel rispetto del lavoro dei medici e dei paramedici.

Articolo 3
Il Clown Dottore non interviene mai da solo (salvo emergenze), ma rigorosamente in coppia.

Articolo 4
Il Clown Dottore è responsabile delle sue azioni in ospedale. Esegue i suoi interventi nel rispetto della dignità, della personalità e dell'intimità del bambino e della sua famiglia.
Effettua tutti gli interventi con la stessa coscienza professionale, indipendentemente da quali possano essere l'origine della persona, il sesso, la nazionalità, la religione, le abitudini, la situazione familiare, l'ambiente sociale, l'educazione, la malattia.
Anche se viene richiesta la sua opinione, si astiene da qualunque osservazione che potrebbe essere inadeguata e presta attenzione a non fare allusioni destabilizzanti sulle proprie origini, abitudini, convinzioni religiose e politiche.

Articolo 5
Il Clown Dottore deve rispettare il segreto professionale e le informazioni confidenziali. Il segreto riguarda ciò che gli è stato confidato, ma anche quello che ha visto, letto, sentito, constatato o capito sull'identità e lo stato di salute dei bambini. La discrezione si impone dentro e fuori dell'ospedale.

Articolo 6
Il Clown Dottore deve conoscere di volta in volta, sempre nel rispetto del segreto professionale, l'evolversi delle degenze. Deve essere adeguatamente informato circa lo stato clinico ed emotivo in cui trovano i piccoli pazienti, con particolare attenzione a casi distinti che potrebbero non giovarsi del suo intervento o addirittura richiederlo con maggior impegno e concentrazione.
Tutto questo può avvenire solo tramite uno stretto contatto del Clown Dottore con l'équipe sanitaria e, se presenti, le componenti scolastiche, in brevi momenti informativi che necessariamente precedono l'intervento in corsia e che lo mettono in grado di scegliere in maniera flessibile e rapida, quale può essere il tipo di intervento da mettere in campo con i singoli bambini.

Articolo 7
Il Clown Dottore in contesti socio-sanitari (che per proprie caratteristiche lo consentono) agisce anche con gruppi di persone, mediante la comicoterapia attiva: favorisce, cioè, l'espressione della comicità e dell'umorismo delle persone del gruppo.

Articolo 8
Se gli viene richiesto, l'artista può intrattenere relazioni professionali ed amicali con il bambino e la famiglia fuori dall'ospedale, presso il domicilio, per un'eventuale continuità metodologica, consultandosi con il supervisore psicologico dell'Associazione ed informando i responsabili del reparto della continuazione dell'intervento in altra sede.

Articolo 9
Per garantire la qualità degli interventi, il Clown Dottore aggiorna e perfeziona le proprie conoscenze artistiche e teoriche attraverso incontri di "ritorno in formazione" che "Il baule dei sogni" organizza con cadenza periodica per tutti i suoi Clown Dottori, nonché mediante libere iniziative personali.
Allo stesso fine, e per tutelare il proprio equilibrio psico-fisico, il Clown Dottore è tenuto a frequentare incontri, supervisionati da uno psicoterapeuta perfettamente a conoscenza della realtà e delle dinamiche in questione, con gli altri Clown Dottori di "Il baule dei sogni" operanti nello stesso micro-territorio.

Articolo 10
Il Clown Dottore è sempre attento alla sicurezza dell'utente, dei suoi familiari e degli operatori. Non deve metterli in posizione di pericolo con le proprie azioni.

Articolo 11
Il Clown Dottore rispetta il regolamento interno, le norme di igiene e di sicurezza del reparto dell'ospedale e delle strutture socio-sanitarie.

Articolo 12
Il Clown Dottore rimane neutrale riguardo a disservizi nell'ospedale, proteste riguardanti il reparto, problemi del personale o di gestione, fatti salvi i casi in cui questi fatti siano moralmente esecrabili e/o assumano una dimensione penale.

Articolo 13
Il Clown Dottore non accetta né chiede mai un compenso o una mancia in denaro per gli interventi nelle strtture. Sempre nello stesso non può dedicarsi né partecipare a operazioni promozionali o a distribuzioni di oggetti a fini di lucro.

Articolo 14
Il Clown Dottore, nel suo operato presso strutture socio-santarie dove è previsto il lavoro di equipe con i volontari del sorriso (case di riposo, centri diurni, centri per l'handicap, scuole…) è responsabile e supervisore dell'attività, coordina l'operato di tutti, accoglie dubbi e proposte ed è il tramite diretto con la struttura

Articolo 15
La parte informativa con il personale della struttura è responsabilità del clown dottore e del volontario, sarà il responsabile della struttura ad indicare agli altri volontari da linea da seguire e le procedure da scegliere che dovranno essere rispettate dai singoli volontari.

Articolo 16
Qualora il clown dottore o il volontario siano stati informati dal responsabile della struttura o dal personale di questa di possibili pericoli per l'incolumità della propria persona e qualora questi scelga di operare ugualmente in tale situazione di pericolo, si assume altresì la responsabilità del proprio operato e declina l'associazione da ogni possibile implicazione.